Vernasca - Guida Turistica

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 Dei caratteri originari Vernasca conserva i resti della romanica Pieve di S. Colombano (secolo XII), ovvero il campanile e l'abside, attualmente inserite nel gradevole contesto di una piazza - giardino nella parte alta del paese; il resto del tempio è stato abbattuto all'inizio del Novecento, quando era già stato reso pericolante da una frana. La nuova chiesa venne edificata nel 1890 più in basso rispetto all'antica Pieve.
 Le parti superstiti della Pieve, originariamente edificata su di un impianto basilicale a tre navate nei pressi dello scomparso castello di Vernasca, sono affiancate dall'antica canonica che attualmente ospita il Centro Visita Provinciale della Via Francigena, uno spazio museale e didattico nel quale sono raccolti, al pianterreno, materiali illustrativi e reperti storici riguardanti la tratta piacentina del cammino di pellegrinaggio verso Roma. Al primo piano sono invece esposti gli affreschi distaccati dalle pareti absidali dell'antica Pieve, tra cui quello della "Madonna Incoronata". Questi affreschi, risalenti al 1474, furono staccati e restaurati nel 1969; solo da poco tempo sono esposti al pubblico in quest'ambito, dopo essere stati ospitati per anni nei locali del Municipio.
La Riserva Naturale Geologica del Piacenziano
 La Riserva Naturale Geologica del Piacenziano è composta da un sistema di aree fisicamente disgiunte ma che presentano le stesse caratteristiche, ovvero la presenza di affioramenti rocciosi sedimentari costituiti dalle argille marnose fossilifere tipiche di queste colline.
 Le nove aree della Riserva sono quelle di Rio Rosello (Gropparello), Badagnano (Carpaneto), Rio Carbonaro, Montezago, Monte Giogo e Rio Stramonte (Lugagnano), Castell'Arquato e Monte Padova (Castell'Arquato), Monte La Ciocca (Vernasca).
 Il termine "Piacenziano" indica un periodo geologico appartenente al Pliocene (tra 5,3 e 1,8 milioni di anni fa) di cui le aree della Riserva costituiscono appunto lo stratotipo di riferimento. Nel periodo in questione la pianura padana era un golfo sommerso dalle acque popolato da una fauna marina inizialmente di tipo subtropicale, mentre nella zona collinare dell'Appennino (dove oggi sono situate le aree della Riserva) si trovava la linea di costa.
 In questi affioramenti, ripide pareti di forma calanchiva, con colori che vanno dal grigio - azzurro al giallo, sono rimasti imprigionati in forma fossile un gran numero d'esseri viventi del periodo pliocenico, dai semplici e comunissimi molluschi di diverse specie allo scheletro di balenottera ritrovato nei pressi di Castell'Arquato nel 1934. La Riserva è stata istituita nel 1995 ed ha una superficie di 345 ettari divisi tra le zone A di tutela e le zone B di protezione; in tutte le aree è vietato raccogliere materiale paleontologico ed in alcune è consentito l'accesso solamente tramite visite guidate. La gestione scientifica della Riserva è a cura del Museo Geologico di Castell'Arquato, nel quale sono esposti anche numerosi reperti provenienti dalle medesime aree.
Il Parco Fluviale Regionale dello Stirone
 Il torrente Stirone segna per un lungo tratto il confine amministrativo tra le Provincie di Piacenza e Parma e scava il proprio profondo alveo tra le morbide colline del paesaggio agrario circostante; una fascia fluviale del torrente lunga circa 14 km, compresa tra Fidenza e Vigoleno, è stata dichiarata nel 1988 Parco Fluviale Regionale poiché presenta notevoli elementi d'interesse sia dal punto di vista geologico che da quello naturalistico. La Riserva occupa una superficie di 1769 ettari suddivisi tra i Comuni di Alseno, Vernasca, Salsomaggiore Terme e Fidenza.
 L'alveo dello Stirone è scavato negli affioramenti argillosi e sabbiosi del Pliocene e del Pleistocene e, per questo motivo, è notevole, negli strati formati dalle erosioni fluviali, la presenza di fossili delle ere Terziaria e Quaternaria, con una prevalenza di molluschi (gasteropodi e bivalvi) su coralli, crostacei, alghe calcaree ed echinodermi. L'intero ecosistema fluviale del torrente è in ogni modo meritevole di tutela per le sue caratteristiche naturali, notevolmente integre nonostante il territorio circostante sia da secoli marcatamente antropizzato. Le alte sponde sabbiose costituiscono l'habitat di numerose specie di uccelli scavatori, mentre la fitta vegetazione fluviale che cresce lungo il corso d'acqua è costituita in prevalenza da salici, ontani, pioppi, olmi, farnie ed aceri.
 L'erosione fluviale in alcuni tratti è talmente accentuata da formare veri e propri "canyons" con pareti alte fino a dieci metri. In corrispondenza del più spettacolare di questi canyons, presso la località di S. Nicomede, è stato realizzato un "Museo all'aperto". All'interno dell'area protetta sono inoltre state predisposte aree attrezzate di sosta, percorsi di fruizione naturalistica ed un "percorso vita" per la pratica sportiva. Il Parco si presta, infatti, ad essere una meta ideale per il turismo sportivo, in particolare per l'escursionismo, l'equitazione ed il ciclismo; tuttavia la sua posizione geografica, al centro di un contesto ricco di emergenze storiche come Vigoleno, Castell'Arquato, Chiaravalle, Veleia, nonchè di centri termali quali Salsomaggiore, Tabiano e Bacedasco, consente di conciliare le attività sportive con quelle del turismo tradizionale. Nel 1998 è stato inaugurato il Centro Visite del Parco dello Stirone, realizzato all'interno dei locali dell'ex scuola elementare di Scipione Ponte, in Comune di Salsomaggiore Terme.
Castello di Vigoleno
 Il borgo medioevale di Vigoleno sorge sulla sommità di un colle prospettante la valle dello Stirone nel Comune di Vernasca ed era anticamente inserito sul percorso della Via Francigena che collegava le città di Borgo San Donnino (l'attuale Fidenza) e Fiorenzuola, poste lungo la Via Emilia, alla Lunigiana. La sua vicenda di struttura difensiva ebbe inizio nel 1306 quando venne fortificato da Alberto Scoto, dopo averlo sottratto agli avversari ghibellini Salvo brevi periodi la famiglia Scotti mantenne il suo possesso fino agli inizi del nostro secolo.
 Nel 1404 il castello fu elevato a contea, mentre nel secolo successivo, ceduti definitivamente i diritti da parte del Duca Ottavio Farnese, gli Scotti furono insigniti del titolo di marchesi Nel 1908 venne acquistato da Pietro Varani che, a sua volta, lo cedette nel 1922 alla principessa Ruspoli duchessa di Gramont che ne fece un luogo di incontro di intellettuali e artisti, ricevendo visite di Gabriele D'Annunzio, Georges Victor Hugo (nipote del famoso scrittore), l'attore Douglas Fairbanks, la ballerina Anna Pavlova e i pittori Max Ernst e Alexandre lacovleff.
 L'intero centro abitato riveste rilevanti interessi architettonici, conservando al suo interno fabbricati di notevole prestigio quali la Chiesa romanica di San Giorgio, il Mastio e la Torre collegate da un camminamento militare, il rivellino, la parte residenziale del castello e l'Oratorio della Madonna.